Cabo verde Boavista o la ami o la odi

Cabo verde Boavista o la ami o la odi

Cabo verde Boavista o la ami o la odi

Cabo verde Boavista o la ami o la odi

Era la terza volta che venivo a Boavista. Ogni volta situazioni diverse, persone diverse, emozioni diverse…

l’unica cosa in comune? Ogni volta sono rimasta per una sola settimana… e ogni volta, fin dal primo giorno, mi sono pentita amaramente di non aver tentato ogni strada per organizzarmi meglio con lavoro e impegni vari.

Una settimana basta a stento per ammirare – ahimè sempre troppo di corsa! –

Le splendide spiagge raggiungibili in pick up o in quad, un rapido sguardo ai piccolissimi villaggi che colorano parte di un’isola altrimenti baciata solo dall’oro e godere, almeno un po’, del mare…

Ma… e tutto il resto? Tutto il resto cosa… viene da chiedersi. Qui viene il bello.

Sono passati 17 anni da quando Massimo mi propose di accompagnarlo per una vacanza a Capoverde a trovare altri amici che da poco lì si erano trasferiti…  le mie prime parole furono: “capo che?” Ma risposi senza esitazioni “certo!”

Era il 1999 e Boavista era conosciuta a pochi. Da allora molto è cambiato.  L’isola si è trasformata, si è popolata di stranieri (perchè qui gli europei sono decisamente stranieri!) e soprattutto ha conquistato molti cuori. Non tutti hanno voluto o potuto trasferirsi e realizzare qui un nuovo progetto di vita. I più fortunati, come me, hanno potuto mantenere dei contatti e tenere in vita delle amicizie durate anni. Sì perchè dopo quel primo viaggio nel 1999 ne sono seguiti solo altri due, eppure entrambe le volte la sensazione è stata di ritrovare una parte di me, nelle persone che  qui sono nate o vissute da sempre, e in quelle che l’hanno scelta…

Questo mio ultimo viaggio mi ha restituito vecchi e nuovi amici…. Barbara, una di quegli amici che andammo a trovare nel 1999, è stata la mia più grande ri-scoperta. Donna forte, alla quale la vita ha chiesto il conto più volte ma che non si è mai arresa. L’isola ha tirato fuori una lottatrice vera, per questo all’apparenza forse un po’ dura, come la terra friulana da cui è partita, eppure con un cuore grande così e una sensibilità rara: mi ritengo una privilegiata per aver conosciuto la Barbara che mi scorrazza in quad sulle spiagge o che mi riporta in albergo, sempre rigorosamente in quad, dopo la chiusura del suo locale e l’ultima birra in piazza. Barbara che mi abbraccia spontaneamente come se non ci fosse un domani, Barbara che mi parla di Marisa. Già… Marisa. Se ho scelto di fare questo viaggio qui ed ora, in gran parte è stato per venire a ritrovare lei, nei suoi luoghi, dove ha scelto di vivere, e di rimanere, anche ora che non è più con noi. Quanta tristezza, quanto rammarico per non essere tornata ancora una volta, prima che se ne andasse…

Ma a Boavista la vita scorre in simbiosi con la natura e il mare… e allora torna il sorriso, e anche se stai male, anche se nulla sembra girare per il verso giusto e il tuo viaggio sembra più una fuga, capita di incontrare nuove persone, che ti aprono il cuore e vi si intrufolano, per poi rimanerci. E allora scopri Silvia, che al contrario di Barbara è a Boavista da pochi mesi. Irresistibile Silvia, difficile spiegare come possa nascere una simile sintonia… e sentire che quell’amicizia resisterà, anche se lontane 5000 chilometri, anche se i contatti non saranno frequenti, anche se chissà quando ci rivedremo. Con Silvia sono stata ad ammirare le tartarughe che depongono le uova, in compagnia di Stravagante e dell’Associazione Naturalia. Serata emozionante e indimenticabile, che bello averla condivisa con Silvia…

Ma il bello di Boavista è che puoi anche passare ore all’osteria da Luca (Blue Marlin) e non accorgertene… tra una birra e un ottimo piatto di carpacci può andarsene mezza giornata, eppure non si proverà mai la sensazione di aver perso tempo che poteva essere dedicato ad altre attività. La frenesia, lo stress, la “necessità di fare qualcosa” non sono di casa qui. Si vive anche solo di una chiacchiera, di musica meravigliosa, del rumore del mare… o del silenzio del deserto.

Silvia e Barbara questa volta sono state la mia Boavista. Perchè loro hanno fatto la differenza. E non potrò mai ringraziarle abbastanza per avermi regalato anche una piccola festa di addio (o arrivederci?), l’ultima sera, in pizzeria da Barbara (Ca’ Baby) con tanto di chitarra e pochi amici, italiani e capoverdiani, dove le canzoni tradizionali di questo piccolissimo paese si alternavano a Lucio Battisti e ai Nomadi… 

Boavista o la ami o la odi, dicono… Non riesco a immaginare come non possa conquistare chi ha avuto la possibilità di viverla al di fuori dei soliti villaggi. Io sicuramente la amo e ringrazio ancora Massimo per avermi portata qui 17 anni fa. Tornerò presto… fosse anche, ancora una volta, per una settimana soltanto! 

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Debora, luglio 2016